Novità per genitori di figli con handicap

Oltre i tre anni e fino agli otto del figlio i genitori hanno diritto  a tre giorni di permesso mensile retribuiti

Per quanto riguarda i genitori, le disposizioni della legge 104/92 sono state recepite dal T.U. 151/01 (tutela della maternità e paternità) che ha coordinato la normativa circa i diritti per la lavoratrice madre o in alternativa per il lavoratore padre, anche adottivi, di figli con accertato handicap grave, purché non ricoverati a tempo pieno, con alcune eccezioni. Modifiche e integrazioni sono state apportate dalle recenti leggi. Fino ai tre anni di età del bambino i genitori hanno diritto, in alternativa: al prolungamento del congedo parentale, ovvero a due ore di riposo giornaliero retribuito da rapportare alla durata dell’orario giornaliero di lavoro, oppure ai tre giorni di permesso mensile retribuiti. , ovvero al prolungamento del congedo parentale fino agli 8 anni del figlio, per un periodo massimo non superiore a tre anni, comprensivo anche dei periodi di congedo ordinario. Il prolungamento del congedo è concesso anche in caso di ricovero del bambino, qualora i sanitari richiedano  la presenza del genitore. Oltre gli otto anni di età del bambino i genitori hanno diritto ai tre giorni di permesso mensile. I benefici sono riconosciuti anche se uno dei due genitori non ne ha diritto. Il prolungamento del congedo parentale decorre a  partire dalla conclusione del periodo di normale  congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente, e durante questo periodo la madre lavoratrice o il padre lavoratore hanno diritto al 30% della retribuzione. I tre giorni di permesso mensili possono essere goduti da parte dei genitori o dei parenti e degli affini del minore di tre anni, dal giorno del riconoscimento della situazione di disabilità grave (circ. Inps n. 155/2010 e circ. Dip. Funzione Pubblica n. 13/2010). Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza, le agevolazioni lavorative devono essere concesse pur  se  siano presenti nella famiglia altre persone, parenti  non lavoratori, badanti, ecc. in grado di prestare assistenza  al disabile. Il figlio con disabilità in situazione di gravità, ovvero il suo amministratore di sostegno ovvero il suo tutore legale, può liberamente effettuare la scelta su chi, all’interno della famiglia, debba prestare l’assistenza prevista.

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Ufficio H:”Invitiamo, pertanto, tutti i responsabili per la UilPensionati a rivendicare nei confronti degli enti locali e pubbliche amministrazioni una maggiore attenzione per la salvaguardia dei diritti dei disabili”

Terzo incontro, si è svolto nella Capitale, per i responsabili dell'Ufficio H

Si è tenuto  presso la Sala Bruno Buozzi della Uil, il terzo incontro dei responsabili degli uffici H della Uilpensionati, cui hanno partecipato il Segretario Generale della Uilpensionati Romano Bellissima, il Segretario Confederale Carlo Fiordaliso e il Presidente dell’Ital Gilberto De Santis. Anche in questa occasione una nutrita partecipazione di quadri e dirigenti Uil e UilPensionati ha reso stimolante, proficuo e quanto mai utile il dibattito emerso durante i lavori, cui sono seguiti interventi tecnici, medici e legali di collaboratori ITAL. Durante la riunione, dopo esserci soffermati sulle ultime novità legislative relative all’invalidità civile, come Uilpensionati abbiamo lanciato una campagna nazionale a favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi pubblici: è stato presentato un volantino da diffondere in tutte le sedi e vorremmo che ciascuna struttura mettesse in campo iniziative locali per la verifica della fruibilità degli uffici pubblici. (per scaricare e stampare il volantino potete. Invitiamo, pertanto, tutti i responsabili per la Uilpensionati a rivendicare nei confronti degli Enti Locali e Pubbliche Amministrazioni una maggiore attenzione per la salvaguardia dei diritti dei disabili al fine di ottenere una piena inclusione sociale. Dagli interventi è emersa l’esigenza di un sempre maggior coinvolgimento tra le strutture e i servizi Uil e l’importanza di seguire con attenzione la convenzione in atto con la Fondazione Serono. E’ stata anche sottolineata la necessità di approfondimenti e formazione continua, vistala delicatezza e la quantità di norme della materia in esame.

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I diritti dei portatori di handicap

La carrozzina sale su una pedana

La legge n.104 del 1992 regolamenta l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone disabili in modo significativo, attraverso diverse azioni di intervento. Nella presente nota ci occupiamo delle agevolazioni lavorative concesse in presenza di grave handicap, esplicitate nell’art. 33. La legge prevede infatti che coloro che devono assistere un figlio o un parente con handicap grave e gli stessi lavoratori portatori di handicap possano assentarsi dal lavoro per determinati periodi, comunque retribuiti e coperti da contribuzione figurativa. Le modifiche e le integrazioni più incisive alla normativa sono state apportate dall’articolo 24 della legge n. 183 del 2010 e dal D.Lgs. n. 119 del 2011. Va tenuto anche conto dell’orientamento della giurisprudenza e dei pareri del Ministero del Lavoro che hanno contribuito nel tempo a chiarirne  l’ambito di applicazione. Inoltre alcune sentenze della Corte Costituzionale hanno esteso la possibilità di fruire del congedo straordinario retribuito anche ad altri soggetti prima esclusi (es. il coniuge, il figlio). Soggetti interessati e criteri generali. Possono fruire dei tre giorni di permesso mensile i lavoratori dipendenti pubblici e privati genitori di figli disabili gravi, nonché il coniuge, i parenti o affini di persone con grave disabilità entro il 2° grado e gli stessi lavoratori disabili.  I parenti o gli affini di terzo grado (es. zii, nipoti, ecc.) hanno diritto ai permessi lavorativi solo al sussistere di determinate condizioni. Le agevolazioni sono concesse purché la persona da assistere sia in situazione di handicap grave e  non sia ricoverata a tempo pieno, con alcune eccezioni. La legge prevede inoltre che: solo un lavoratore dipendente può usufruire dei tre giorni per l’assistenza alla stessa persona con handicap grave (referente unico) ad eccezione dei genitori; il “lavoratore” fruitore dei benefici lavorativi ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza consenso ad altra sede; non sono più richiesti i requisiti della continuità e della esclusività dell’assistenza prestata, quali presupposti necessari ai fini del godimento dei permessi. In precedenza tali requisiti erano stati sostituiti con quelli della sistematicità e adeguatezza; i genitori, parenti e affini del minore di tre anni in situazione di disabilità grave possono fruire dei tre giorni di permesso mensile.

 

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Barriere architettoniche: prevista una concessione di contributo da parte del Comune

La legge 104/92 precisa coloro che hanno diritto al contributo da parte del comune

Per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati è prevista una concessione di contributo da parte del Comune. Il contributo previsto dall’art . 9 della legge 9/1/89 è concesso per la realizzazione delle seguenti opere : rimozione di una o più barriere di accesso all’ immobile o alla singola unità immobiliare;                           rimozione di una o più barriere per la fruibilità e visitabilità dell’alloggio. La legge 104/92 precisa che hanno diritto al contributo : i portatori di menomazioni o limitazionifunzionali permanenti, ivi compresa la cecità, e quelle relative alla deambulazione e alla mobilità; coloro che abbiano a carico detti soggetti in base alle norme sugli assegni familiari;  i condomini ove risiedano le suindicate categorie di beneficiari. La domanda per ottenere il contributo deve essere presentata, in bollo, al Sindaco del Comune in cui si trova l’immobile entro il 31 marzo di ciascun anno. Le barriere architettoniche possono essere rappresentate da elementi architettonici (parcheggi, porte, scale, corridoi), da oggetti ed arredi (lavandini, armadi, tazze WC), da mancanza di taluni accorgimenti (scorrimano, segnaletica opportuna) o da elementi che possono essere causa di infortuni (materiali sdrucciolevoli, porte in vetro non evidenziate, spigoli vivi…). Nelle nostre città italiane sono ancora presenti tante barriere architettoniche, malgrado le leggi che ne impongono l’eliminazione. E’ necessario, perciò, insistere contemporaneamente nell’opera d’informazione e in quella di sensibilizzazione, allo scopo di ridurre le vere barriere, quelle psicologiche, che mantengono lo stato di emarginazione sociale, civile e lavorativa dei soggetti disabili. Tener conto del problema in fase di progettazione non comporta quasi mai costi aggiuntivi rispetto alla realizzazione di strutture con barriere.
L’intervento successivo, quello per la loro eliminazione, implica, invece, costi aggiuntivi e i risultati spesso risultano insoddisfacenti. L’eliminazione delle barriere architettoniche è un diritto del cittadino sancito dalla Costituzione.
Con la legge del 1989, finalmente, sono state introdotte tre condizioni, che dovrebbero essere rispettate anche in qualsiasi edificio privato:

1.  l’accessibilità

2.  l’adattabilità

3.  la visitabilità

Ancora, però, le cose da portare a termine sono tante.

 

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Per i tre sindacati è necessarrio sostenere la domiciliarità.

Le esigenze dei disabili non possono tener conto delle questioni economiche.

Nell’ossatura del nuovo welfare, la domiciliarità deve essere perseguita e aiutata e la residenzialità regolata su standard di qualità elevati e economicamente sostenibili dalle famiglie. Il Governo, a nostro parere, dovrà affrontare tutto questo partendo dai bisogni e fuori delle logiche del solo rigore economico. La definizione di un Piano nazionale per la non autosufficienza deve tenere conto della legislazione in vigore con particolare riferimento ai contenuti della legge delega 42/2009 sul federalismo fiscale e dei relativi decreti attuativi. L’insieme delle norme prevedono l’individuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni per il sociale ( Leps ) affidata allo Stato e il passaggio, per Regioni e Comuni, dalla spesa storica ai costi standard relativi ai fabbisogni standard, articolati per obbiettivi di servizio. La complessità del quadro legislativo di riferimento unita all’esigenza di assicurare diritti universali di cittadinanza, impone che il Piano nazionale, in una visione di Long Term Care contenga: 1) l’individuazione dell’insieme dei servizi essenziali per la non autosufficienza, capaci di dare risposta ai bisogni delle persone e realizzando servizi territoriali limitando il ricorso al ricovero ospedaliero; 2) la precisazione delle fonti pubbliche e/o private di finanziamento per la realizzazione dei Lesna; 3) la definizione dei rapporti interistituzionali tra Stato, Regioni e Comuni che, senza ledere le prerogative di autonomia precisi “chi fa che cosa”; 4) i diritti e i doveri dei beneficiari; 5) le modalità di controllo e di verifica degli standard delle prestazioni e dei risultati; 6) la definizione condivisa tra Stato e Regioni della condizione di non autosufficienza, valevole su tutto il territorio nazionale, articolando su differenti livelli il grado di autonomia/dipendenza della persona; 7) la composizione e le modalità di funzionamento delle unità di valutazione multidisciplinare; 8) l’obbligatorietà del Piano individuale di assistenza fondato su una forte integrazione socio sanitaria; 9) la definizione del budget individuale di cura misurato sul grado di dipendenza della persona e corrispondente al costo standard; 10) l’emersione del lavoro nero, grigio e sommerso che, nell’ambito della cura alla persona, ha raggiunto livelli insostenibili. Le 10 proposte delle OO.SS. dei Pensionati rappresentano una modalità concreta per creare lavoro, sostenere le persone e le famiglie, superare i dualismi territoriali, riformare l’amministrazione pubblica e contribuire alla fuoriuscita del Paese dalla crisi. In questo quadro il piano nazionale per la non autosufficienza deve definire misure che possono essere adottate con effetto immediato e altre da destinare ad una attuazione di medio periodo ma sostenendole con destinazione di risorse strutturalmente certe. In questo modo si può ampliare la gamma dei diritti universali di cittadinanza, adeguarli alla realtà dei bisogni delle persone e collocare il welfare in un contesto più moderno in grado di valorizzare il lavoro dei Care-giver familiari, le reti di prossimità, il ruolo delle reti primarie locali. Le OO.SS. dei Pensionati sui contenuti della piattaforma rivendicativa chiedono l’apertura di un confronto con i Ministeri interessati (Welfare, Salute, Coesione sociale) e con la Conferenza Stato-Regioni.

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Piattaforma unitaria non autosufficienza

Nonostante la crisi le difficoltà dei disabili non possono essere trascurate

La crisi economica mondiale apre voragini di povertà e di precarietà nella condizione materiale delle popolazioni ed espone gli individui e le famiglie all’isolamento, all’impotenza ed alla disperazione. Le risorse dello stato sociale sono state cinicamente tagliate proprio mentre crescono le lacerazioni sociali e c’è più bisogno di solidarietà e di risposte forti in aiuto delle persone e delle famiglie. E’ opinione diffusa tra gli economistiche sia possibile uscire dalla crisi con un’energica azione dello stato per orientare le scelte dello sviluppo verso nuovi traguardi della qualità e dell’innovazione, per sostenere la domanda interna ampliando il potere d’acquisto delle pensioni e dei salari, anche attraverso la riduzione della pressione fiscale, per promuovere lo sviluppo di una nuova domanda di beni collettivi, in particolare con la qualificazione e l’estensione del welfare edella coesione sociale. La non autosufficienza, inserita in questo contesto, rappresenta uno dei grandi temi aperti e dare risposte certe e puntuali sarebbe un modo concreto ed etico per costruire un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni. Con questo obiettivo le Organizzazioni Sindacali dei Pensionati e Confederali, di Cgil, Cisl e Uil avevano presentato la proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie con la quale si delineava un sistema di servizi e sostegni omogenei su tutto il territorio nazionale e si impegnava il governo ad approvare i livelli essenziali per la non autosufficienza (LESNA) come anticipazione dei livelli essenziali previsti dall’art.117 comma 2, lettera m della Costituzione italiana che stabilisce “allo Stato spetta la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Oggi, ad anni di distanza da quella iniziativa, il problema della non autosufficienza si propone con le caratteristiche di una vera emergenza sociale per il numero delle persone coinvolte e per il peso economico e sociale sostenuto dalle famiglie alle quali è affidato il compito della cura. Per l’insieme delle ragioni sommariamente esposte le Organizzazioni Sindacali dei Pensionati di Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo di attivarsi per realizzare un PIANO NAZIONALE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA, che eroghi assistenza di carattere sanitario, sociale e socio sanitario integrato capace di venire incontro ai bisogni di milioni di persone che sono costrette ad affrontare da sole il carico della cura e dell’assistenza prolungata delle persone disabili gravi, di avviare a soluzione la grande questione del lavoro sommerso dei care-giver, della qualità delle prestazioni dei servizi pubblici, della buona occupazione di migliaia di giovani e di donne al fine di realizzare la rete dei servizi che mancano .

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Presto per i pensionati il “bustone” contenente l’OBis

Organizzazioni si sono incontrate con la dirigenza dell’Inps, in merito al mancato invio degli OBis M relativi all’anno 2012. A seguito delle nostre rimostranze, ci è stato  assicurato che i suddetti modelli sono stati inviati, a partire dal 30 aprile 2012, tramite Postel.

L'Inps incontra le organizzazioni sindacali dei pensionati.

I pensionati, pertanto, riceveranno il “bustone” contenente l’OBis M e, per coloro che ne sono interessati, anche i modelli Red, nonché quelli legati alle prestazioni assistenziali (ICIRIC…). L’Istituto, inoltre, ci ha comunicato che nella lettera di accompagnamento al modello OBis M è indicata la procedura di attivazione del codice PIN, nel caso in cui il pensionato non ne fosse ancora provvisto, al fine di consentire al pensionato stesso l’accesso diretto online alla sua posizione. A causa del ritardato invio del modello OBis M, il trattamento pensionistico fotografato nel predetto modello è quello relativo alla mensilità di Gennaio e Dicembre e 13a mensilità. Non tiene invece conto della mensilità corrisposta nel corrente mese, che potrebbe aver subito variazioni conseguenti alle trattenute regionale, comunali, ecc. Con l’occasione l’Istituto ci ha comunicato che sono state inviate le Cud degli elettrici e dei deceduti comprensive dei fringe benefit, nonché di due Comuni nei confronti dei quali si era verificato un errore. E’ stato ribadito dall’Inps che, in conseguenza della normativa vigente sulla privacy, gli uffici pagatori non rilasceranno il dettaglio mensile e che questo sarà inviato dall’Istituto solo in caso di variazione dell’importo di pensione. Infine, le OO.SS scriventi hanno richiesto un prossimo incontro in merito alle problematiche degli indebiti e quelle ancora in sospeso per i pensionati ex-Ipost.

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I sindacati dei pensionati incontrano Abi

La sede dell'Associazione bancaria italiana

I sindacati dei pensionati hanno incontrato i rappresentanti dell’Abi in vista del varo del nuovo  strumento. I sindacati dei pensionati (Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilpensionati-Uil) hanno fatto il punto con i tecnici dell’Abi sulle caratteristiche del conto di base gratuito, previsto per chi riceve una pensione fino a 1.500 euro, su chi potrà beneficiarne e a quali condizioni. L’incontro si inserisce nei consueti confronti del tavolo di lavoro sul tema. I rappresentanti di Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilpensionati-Uil stanno continuando a lavorare a stretto contatto con gli uffici dell’Associazione bancaria italiana per disegnare interventi efficaci e migliorare le ricadute sui pensionati.

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Aumenta la spesa per le pensioni

Due pensionati in un disegno.

Nel 2010 in Italia sono state erogate 23,8 milioni di prestazioni pensionistiche, per un ammontare complessivo annuo pari a 258.477 milioni di euro, un valore corrispondente al 16,6% del prodotto interno lordo (Pil)1 e a un importo medio per prestazione di 10.877 euro. Rispetto all’anno precedente, la spesa complessiva per pensioni è aumentata dell’1,9%, mentre la sua quota sul Pil è lievemente diminuita. È quanto emerge dalle rilevazioni annuali sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall’Istat e dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati2 – nel quale sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati. Le prestazioni pensionistiche sono classificate in sette gruppi: di vecchiaia, di invalidità, ai superstiti, indennitarie, di invalidità civile, sociali e di guerra (per le definizioni dei gruppi si rinvia al glossario). Poiché una singola persona può beneficiare di più pensioni appartenenti anche a tipologie diverse, la somma rispetto alle diverse tipologie può essere ottenuta solo con riferimento al numero di prestazioni. Le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs) sono 18,6 milioni (il 78,4% del totale) e corrispondono a una spesa complessiva di 233.551 milioni di euro (il 90,4% del totale); l’importo medio annuo è pari a 12.543 euro. Tra queste, le pensioni di vecchiaia o anzianità sono la maggioranza (il 51,5% dei trattamenti pensionistici) con l’importo medio annuo più elevato, pari a 15.015 euro, e una spesa complessiva di 183.614 milioni di euro (il 71,0% del totale). Le pensioni ai superstiti sono il 20,6% dei trattamenti pensionistici e assorbono il 14,9% della spesa (per un totale di 38.399 milioni), mentre il restante 6,3% si riferisce ad assegni ordinari di invalidità o a pensioni di inabilità, che assorbono il 4,5% della spesa destinata al complesso delle pensioni (11.538 milioni).

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Il segretario UilP Bellissima:”Il governo ha trascurato i bisogni dei pensionati”.

Un gruppo di pensionati mente discute.

“I dati resi noti oggi dall’Istat sugli importi delle pensioni evidenziano una realtà che come Uil Pensionati denunciamo da tempo: milioni di anziani e di pensionati italiani sono in una situazione di grandissima difficoltà”. È quanto dichiara il Segretario Generale della Uil Pensionati, Romano Bellissima. “E il disagio della condizione anziana – prosegue Bellissima – si sta allargando. Oggi, anche pensioni di importo medio sono inadeguate a far fronte alla crescita del costo della vita, dei beni, dei servizi, delle accise, della fiscalità nazionale e locale. Le persone anziane costituiscono ormai il 20% dell’intera popolazione italiana. Condannarle a un futuro di progressiva povertà ha conseguenze negative per l’intera società italiana e per l’economia. Sono infatti acquirenti e consumatori soprattutto di beni e servizi prodotti ed erogati in Italia e dunque alimentano quei consumi interni oggi in particolare crisi. Ridurre questi consumi ha un indubbio effetto recessivo e alimenta una spirale nefasta di tagli e crescita dell’indebitamento. Il Governo Monti ha però trascurato i bisogni degli anziani e dei pensionati e ha adottato misure che li hanno penalizzati”.

 

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